Su YouTube è disponibile una interessante analisi sulla situazione in Iran fatta dal professore emerito dell’Univeristà di Chicago, John Mearsheimer, politologo americano, esperto di relazioni internazionali che, a dicembre, è stato anche invitato a parlare in una conferenza del parlamento europeo. La mia traduzione in italiano della sua analisi contenuta nell’intervista, che condivido appieno, è la seguente.
Questo è un caso classico di cambio di regime, orchestrato principalmente dagli Stati Uniti e da Israele. Questo è quello che sta accadendo in Iran. Quando, scoppiate le proteste, ascoltiamo la versione dei media occidentali essi ci raccontano che in Iran c'è un grande numero di persone che sono radicalmente, profondamente insoddisfatte del regime, un regime che sta rovinando il Paese e per questo la popolazione ha deciso che è ora non semplicemente di protestare, ma di abbatterlo.Questo ha perfettamente senso da un punto di vista occidentale, perchè a chi può piacere un regime come quello che vediamo in Iran? Questa è la storia che noi occidentali ci sentiamo raccontare. Ora, io credo, che è diventato sufficientemente chiaro che questa storia non è vera, e che quello che sta succedendo in Iran è l’applicazione, da manuale, della ricetta del cambio di regime.
Quello che sto dicendo è che, praticamente, abbiamo una strategia in 4 parti e l’utilizzo della forza militare si posiziona nella quarta parte di questa strategia.
Permettetemi di riepilogare i primi 3 elementi di questa strategia.
La prima parte è quella di mettere le sanzioni a un Paese in modo da mandare a rotoli la sua economia e di fare tutto il possibile affinché la popolazione di quel Paese soffra enormemente e sia profondamente insoddisfatta. Praticamente puniamo un Paese con le sanzioni. Questo è quello che abbiamo fatto in Venezuela e in Iran. Adesso vediamo che il popolo sta protestando e sta protestando per le terribili condizioni economiche. Ma chi è il responsabile principale di queste condizioni economiche? Sono gli Stati Uniti d’America.
La seconda parte è che, ad un certo punto, decidiamo che dobbiamo fomentare enormi proteste ed andiamo ad alimentare queste proteste. E questo è quello che è accaduto in Iran a fine Dicembre del 2025. E adesso ci sono tutta una serie di evidenze: c’è il famoso articolo pubblicato sul “Jerusalem Post” il 29 dicembre che chiarisce che il Mossad è stato profondamente coinvolto in quello che sta avvenendo in Iran, inoltre ci sono i commenti fatti dal presidente Trump e dall’ex segretario di Stato Mike Pompeo che hanno chiarito che anche gli Stati Uniti sono stati coinvolti, sin dall’inizio, ad alimentare questa crisi. Vorrei far notare che quando le autorità iraniane hanno disattivato la connessione ad Internet e la telefonia, i rivoltosi allora hanno cominciato ad usare i terminali di Starlink e si è scoperto che in Iran c’erano circa 40.000 terminali Starlink. Chi pensate chi li abbia fornito questi terminali ai rivoltosi?. Ovviamente conosciamo la risposta. Quindi la seconda parte è, di nuovo, fomentare ed alimentare la rivolta che, eventualmente, si può trasformare in una rivoluzione ed in un cambio di regime.
La terza parte è organizzare e fomentare una enorme campagna di disinformazione che convince chiunque in Occidente che queste proteste si sono generate spontaneamente ed internamente, che gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla a che fare con queste proteste e che i rivoltosi sono dei nobili patrioti che noi abbiamo il dovere di appoggiare. Inoltre questa campagna di disinformazione invia anche messaggi all’interno dell’Iran sostenendo che oramai il regime è finito, che il ruolo dei rivoltosi è stato determinante e che il regime non può più in alcun modo fermare la rivolta che, questa volta, è diverso che in passato. Quello che cerchiamo di fare è generare “momentum” dentro l’Iran con questa campagna di disinformazione.
La quarta parte del processo è che le forze armate degli Stati Uniti, e probabilmente anche di Israele, intervengono quando la rivolta ha raggiunto un certo punto e cominciano a bombardare ogni genere di infrastruttura critica dentro l’Iran, dando così il colpo di grazia e abbattere definitivamente il regime.
Questo è, praticamente, il manuale di base del cambio di regime, l’abbiamo visto anche in Venezuela e lo abbiamo già visto in opera molte altre volte.
Adesso, però, una nota finale: in questo caso questa ricetta è fallita. Il numero delle proteste in Iran si è ridotto drasticamente, ci sono molto meno proteste oggi in confronto a quante ce ne erano una settimana fa. E’ molto importante comprendere questo. Inoltre un commentatore israeliano molto importante, che lavora per il canale 12 della TV israeliana e che è molto stimato in Israele e fuori di Israele, ha detto esplicitamente che la rivolta è fallita, che la repressione governativa ha avuto successo.
Inoltre, io penso che se ascoltate attentamente quello che il presidente Trump sta dicendo e sta facendo, egli ammette che la campagna per abbattere il regime è fallita. Se è fallita per quanto riguarda la seconda e la terza parte del manuale del cambio di regime, ora come si fa ad usare la forza per recuperare la situazione? Trump sicuramente aveva intenzione di usare la forza, ma questa era prevista quando il regime fosse rimasto in piedi su una gamba sola, ma il regime è saldamente in piedi su entrambe le gambe. Il regime qui ha trionfato, ha soffocato la rivolta, non ancora completamente per ora, ma completerà a breve, ed impiccherà un largo numero di leaders dei rivoltosi.
La questione è cosa può fare Trump adesso? Adesso si trova in una situazione diversa da quella in cui pensava di ritrovarsi. Pensa ancora di recuperare la situazione con l’uso della forza?
L’analisi di Mearsheimar, riportata sopra, osserva la cruda realtà, senza infantili idealismi che nel nome del “bene” e della opposizione alla “teocrazia”, diventano l’arma preziosa a supporto del dominio imperialista israelo-americano. Per me rimane sorprendente come la sinistra, lontana erede della scienza politica che va da Machiavelli al materialismo storico, si sia trastullata con l’idea che l’appoggio ai rivoltosi non fosse l’appoggio all’impero del male. Questo ovviamente non implica un giudizio positivo sul regime degli Ayatollah, ma perdere la capacità di analisi non può condurre che a disastri ed a portare acqua al mulino di Trump, imperatore dell’intero emisfero occidentale (per ora) come ha scritto nel suo documento sulla Strategia per la Sicurezza Nazionale.
Nel filmato su YouTube la parte relativa all’Iran comincia al minuto 24:18 e termina al minuto 32:14.