Ci sono 3 cose, forse non le più importanti, su cui mi piace riflettere in occasione dei 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre:
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La straordinaria figura di Lenin: nato in una famiglia agiata ma che sceglie, sin da giovanissimo, di stare dalla parte degli oppressi. Ha un fratello maggiore, brillante studente, che, a differenza di lui, aderisce ai gruppi terroristici, viene arrestato e giustiziato a seguito di un fallito attentato. Lenin è perseguitato dalla polizia zarista durante gli anni dell’università e questo gli impedisce di seguire le lezioni e dare gli esami con regolarità, ma alla fine riesce a laurearsi con il massimo dei voti dando tutti gli esami in un anno e mezzo anziché nei 4 anni previsti.
Conosce Marx benissimo e spesso, nei suoi scritti, nota sfumature tra la traduzione russa delle sue opere e l’originale, segno di una perfetta conoscenza del tedesco. I suoi discorsi all’Internazionale comunista e in altre sessioni internazionali li fa in francese, altra lingua conosciuta bene. Nelle interviste con i giornalisti britannici usa l’inglese, che parla fluentemente. Nei suoi scritti fa anche spesso citazioni in latino, conosce bene anche il greco antico, segno di una grande cultura classica.
Polemizza non solo su argomenti politico-economici, ma anche filosofici come nel saggio Materialismo ed Empiriocrticismo, testimoniando l’assoluta importanza della cultura e della conoscenza per cambiare il mondo. È straordinaria la sua capacità di analisi sull’evolversi della situazione in Russia, pur se vista dall’esilio, tanto da permettergli, anche in contrasto con altri leader bolscevichi, di individuare con precisione quando, dove e come agire per portare a segno la prima e più grande rivoluzione proletaria.
Lenin rimane un uomo d’azione, muore relativamente giovane a 54 anni, ma questo non gli impedisce di scrivere molto: la raccolta di tutti i suoi scritti, pubblicata in Italia negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 dagli Editori Riuniti, consta di ben 45 grossi volumi. È ovvio che nessun confronto è possibile con la miseria della politica contemporanea. -
La rivoluzione in un paese arretrato: Alcuni dei leader della fazione menscevica del partito di Lenin, sostenevano che nella Russia arretrata e feudale il compito di fare la rivoluzione spettasse alla borghesia e, solo dopo che essa avesse sconfitto nobiltà aristocratica e clero, portando la Russia alla pari con le altre nazioni occidentali, sarebbe venuta l’ora della rivoluzione proletaria. Questa opinione era una conseguenza di una lettura di Marx analoga alla lettura che i Testimoni di Geova fanno del Vangelo, ossia una lettura formalmente aderente agli scritti, ignorando però del tutto lo scopo e la ragione stessa del marxismo.
A questo proposito è assai interessante l’articolo di Gramsci dell’epoca che, con un gioco di parole, viene titolato “La Rivoluzione contro il Capitale” e che, commentando la Rivoluzione Russa, ne sottolinea il carattere di volontà collettiva di un intero popolo che si è formata tumultuosamente e rapidamente a causa delle terribili sofferenze che la guerra ha accentuato. Volontà che scavalca quel che Marx poteva ragionevolmente prevedere, senza per questo far venire meno il suo pensiero, e che permette una rivoluzione proletaria in un Stato autocratico e profondamente arretrato. -
La spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre: la rivoluzione vittoriosa, che resiste all’attacco della controrivoluzione zarista dei bianchi, appoggiata dalle potenze occidentali e che riesce, qualche decennio dopo, a schiacciare la barbarie nazista, fornisce una spinta formidabile ai partiti operai dell’occidente industrializzato ed ai movimenti di liberazione dei paesi coloniali o sottosviluppati.
Senza quella spinta propulsiva sarebbe stato probabilmente impossibile avere una potenza mondiale come la Cina Popolare di oggi così come sarebbe stato assai ardua la creazione dello stato sociale nei Paesi dell’Occidente europeo e democratico: la presenza stessa dell’Unione Sovietica, con la sua forte capacità di attrattiva e la conseguente paura, presso le classi dominanti, di una possibile rivoluzione anche in Occidente, ha permesso la conquista di sempre maggiori diritti a favore del popolo lavoratore e delle classi subalterne.
E non è un caso che quei diritti: il diritto al lavoro, ad un equo salario, alla pensione, alla sanità ed alla istruzione pubblica e per tutti, vengano rimessi in discussione proprio a partire dagli anni in cui avviene la dissoluzione dell’Unione Sovietica e che subiscano un attacco sempre maggiore mano a mano che quell’esempio, di 100 ani fa, sembra più lontano nel tempo e forse irripetibile.