


[{"content":" Finalmente anche i \u0026ldquo;mainstream media\u0026rdquo; americani, come la CNN, cominciano a descrivere gli enormi danni, da decine di miliardi di dollari, che gli iraniani hanno inflitto alle basi americane nel golfo Persico sin dai primi giorni di guerra, tanto da rendere la maggior parte di tali basi inabitabili e da costringere i militari a spostarsi nei vari hotel della zona.\nQuello che è interessante è che questo risultato è stato ottenuto dagli Iraniani utilizzando tecnologia militare sviluppata da loro, basata su droni a basso costo e missili ipersonici e, probabilmente, sfruttando i servizi di intelligence cinesi e russi, che gli hanno permesso di localizzare con precisione gli obiettivi da colpire.\nSe si considera che la spesa militare Iraniana, secondo l\u0026rsquo;affidabile sito globalfirepower.com, è di 9 miliardi di dollari annui contro gli 831 degli USA o i 35 di Israele (l\u0026rsquo;Italia spende 37 miliardi di dollari), il risultato è veramente strabiliante, in qualche modo confrontabile a quello ottenuto con la strategia di guerra dei nord-vietnamiti che hanno umiliato gli Stati Uniti negli anni \u0026lsquo;70 e che è stata ben descritta nell\u0026rsquo;interessante libro del generale Giap \u0026ldquo;Masse Armate ed Esercito Regolare\u0026rdquo;.\nGli iraniani hanno anche dimostrato di poter colpire come e quando vogliono tutti i paesi del golfo, non solo le basi americane nel loro territorio, nonostante l\u0026rsquo;enormità di risorse che questi paesi dedicano al settore militare: la sola Arabia Saudita è all\u0026rsquo;ottavo posto nel mondo per spese militari, con 64 miliardi di dollari (7 volte di più degli iraniani), eppure si è dimostrata assolutamente incapace di difendersi dagli attacchi iraniani.\nPer me le lezioni interessanti sono almeno due:\nnella guerra per difendere l\u0026rsquo;esistenza stessa del proprio Paese è assai più importante la volontà, la determinazione, la capacità e l\u0026rsquo;intelligenza che la quantità di risorse impiegate; le enormi spese militari, come quelle dell\u0026rsquo;Arabia Saudita, basate sull\u0026rsquo;acquisto di costosissime tecnologie americane, hanno lo scopo non di difendere il Paese, ma di fare l\u0026rsquo;interesse del complesso militare-industriale americano. È esattamente lo stesso scopo del riarmo deciso dall\u0026rsquo;Unione Europea, non serve a difenderci da minacce inesistenti, ma è necessario per fare contento il nostro padrone americano, foraggiando il suo complesso militare-industriale che è quello che ha finanziato Trump e che si è comprato l\u0026rsquo;intero Congresso americano. ","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/posts/2026/riflessioni-sulla-potenza-militare-dell-iran/","section":"Posts","summary":"Con un centesimo della spesa militare americana ed un settimo dell’Arabia Saudita, gli Iraniani hanno mostrato una straordinaria resistenza ed una inaspettata capacità di reazione con l’abilità di colpire obiettivi in Israele e ovunque nel Golfo persico.","title":"Riflessioni sulla potenza militare dell'Iran","type":"posts"},{"content":" Su YouTube è disponibile una interessante analisi sulla situazione in Iran fatta dal professore emerito dell\u0026rsquo;Univeristà di Chicago, John Mearsheimer, politologo americano, esperto di relazioni internazionali che, a dicembre, è stato anche invitato a parlare in una conferenza del parlamento europeo. La mia traduzione in italiano della sua analisi contenuta nell\u0026rsquo;intervista, che condivido appieno, è la seguente.\nQuesto è un caso classico di cambio di regime, orchestrato principalmente dagli Stati Uniti e da Israele. Questo è quello che sta accadendo in Iran. Quando, scoppiate le proteste, ascoltiamo la versione dei media occidentali essi ci raccontano che in Iran c'è un grande numero di persone che sono radicalmente, profondamente insoddisfatte del regime, un regime che sta rovinando il Paese e per questo la popolazione ha deciso che è ora non semplicemente di protestare, ma di abbatterlo. Questo ha perfettamente senso da un punto di vista occidentale, perchè a chi può piacere un regime come quello che vediamo in Iran? Questa è la storia che noi occidentali ci sentiamo raccontare. Ora, io credo, che è diventato sufficientemente chiaro che questa storia non è vera, e che quello che sta succedendo in Iran è l\u0026rsquo;applicazione, da manuale, della ricetta del cambio di regime.\nQuello che sto dicendo è che, praticamente, abbiamo una strategia in 4 parti e l\u0026rsquo;utilizzo della forza militare si posiziona nella quarta parte di questa strategia.\nPermettetemi di riepilogare i primi 3 elementi di questa strategia.\nLa prima parte è quella di mettere le sanzioni a un Paese in modo da mandare a rotoli la sua economia e di fare tutto il possibile affinché la popolazione di quel Paese soffra enormemente e sia profondamente insoddisfatta. Praticamente puniamo un Paese con le sanzioni. Questo è quello che abbiamo fatto in Venezuela e in Iran. Adesso vediamo che il popolo sta protestando e sta protestando per le terribili condizioni economiche. Ma chi è il responsabile principale di queste condizioni economiche? Sono gli Stati Uniti d\u0026rsquo;America.\nLa seconda parte è che, ad un certo punto, decidiamo che dobbiamo fomentare enormi proteste ed andiamo ad alimentare queste proteste. E questo è quello che è accaduto in Iran a fine Dicembre del 2025. E adesso ci sono tutta una serie di evidenze: c\u0026rsquo;è il famoso articolo pubblicato sul \u0026ldquo;Jerusalem Post\u0026rdquo; il 29 dicembre che chiarisce che il Mossad è stato profondamente coinvolto in quello che sta avvenendo in Iran, inoltre ci sono i commenti fatti dal presidente Trump e dall\u0026rsquo;ex segretario di Stato Mike Pompeo che hanno chiarito che anche gli Stati Uniti sono stati coinvolti, sin dall\u0026rsquo;inizio, ad alimentare questa crisi. Vorrei far notare che quando le autorità iraniane hanno disattivato la connessione ad Internet e la telefonia, i rivoltosi allora hanno cominciato ad usare i terminali di Starlink e si è scoperto che in Iran c\u0026rsquo;erano circa 40.000 terminali Starlink. Chi pensate chi li abbia fornito questi terminali ai rivoltosi?. Ovviamente conosciamo la risposta. Quindi la seconda parte è, di nuovo, fomentare ed alimentare la rivolta che, eventualmente, si può trasformare in una rivoluzione ed in un cambio di regime.\nLa terza parte è organizzare e fomentare una enorme campagna di disinformazione che convince chiunque in Occidente che queste proteste si sono generate spontaneamente ed internamente, che gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla a che fare con queste proteste e che i rivoltosi sono dei nobili patrioti che noi abbiamo il dovere di appoggiare. Inoltre questa campagna di disinformazione invia anche messaggi all\u0026rsquo;interno dell\u0026rsquo;Iran sostenendo che oramai il regime è finito, che il ruolo dei rivoltosi è stato determinante e che il regime non può più in alcun modo fermare la rivolta che, questa volta, è diverso che in passato. Quello che cerchiamo di fare è generare \u0026ldquo;momentum\u0026rdquo; dentro l\u0026rsquo;Iran con questa campagna di disinformazione.\nLa quarta parte del processo è che le forze armate degli Stati Uniti, e probabilmente anche di Israele, intervengono quando la rivolta ha raggiunto un certo punto e cominciano a bombardare ogni genere di infrastruttura critica dentro l\u0026rsquo;Iran, dando così il colpo di grazia e abbattere definitivamente il regime.\nQuesto è, praticamente, il manuale di base del cambio di regime, l\u0026rsquo;abbiamo visto anche in Venezuela e lo abbiamo già visto in opera molte altre volte.\nAdesso, però, una nota finale: in questo caso questa ricetta è fallita. Il numero delle proteste in Iran si è ridotto drasticamente, ci sono molto meno proteste oggi in confronto a quante ce ne erano una settimana fa. E\u0026rsquo; molto importante comprendere questo. Inoltre un commentatore israeliano molto importante, che lavora per il canale 12 della TV israeliana e che è molto stimato in Israele e fuori di Israele, ha detto esplicitamente che la rivolta è fallita, che la repressione governativa ha avuto successo.\nInoltre, io penso che se ascoltate attentamente quello che il presidente Trump sta dicendo e sta facendo, egli ammette che la campagna per abbattere il regime è fallita. Se è fallita per quanto riguarda la seconda e la terza parte del manuale del cambio di regime, ora come si fa ad usare la forza per recuperare la situazione? Trump sicuramente aveva intenzione di usare la forza, ma questa era prevista quando il regime fosse rimasto in piedi su una gamba sola, ma il regime è saldamente in piedi su entrambe le gambe. Il regime qui ha trionfato, ha soffocato la rivolta, non ancora completamente per ora, ma completerà a breve, ed impiccherà un largo numero di leaders dei rivoltosi.\nLa questione è cosa può fare Trump adesso? Adesso si trova in una situazione diversa da quella in cui pensava di ritrovarsi. Pensa ancora di recuperare la situazione con l\u0026rsquo;uso della forza?\nL\u0026rsquo;analisi di Mearsheimar, riportata sopra, osserva la cruda realtà, senza infantili idealismi che nel nome del \u0026ldquo;bene\u0026rdquo; e della opposizione alla \u0026ldquo;teocrazia\u0026rdquo;, diventano l\u0026rsquo;arma preziosa a supporto del dominio imperialista israelo-americano. Per me rimane sorprendente come la sinistra, lontana erede della scienza politica che va da Machiavelli al materialismo storico, si sia trastullata con l\u0026rsquo;idea che l\u0026rsquo;appoggio ai rivoltosi non fosse l\u0026rsquo;appoggio all\u0026rsquo;impero del male. Questo ovviamente non implica un giudizio positivo sul regime degli Ayatollah, ma perdere la capacità di analisi non può condurre che a disastri ed a portare acqua al mulino di Trump, imperatore dell\u0026rsquo;intero emisfero occidentale (per ora) come ha scritto nel suo documento sulla Strategia per la Sicurezza Nazionale.\nNel filmato su YouTube la parte relativa all\u0026rsquo;Iran comincia al minuto 24:18 e termina al minuto 32:14.\n","date":"15 gennaio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/posts/2026/la-situazione-in-iran-15-gennaio-2026/","section":"Posts","summary":"Il professor John Mearsheimer spiega come le proteste in Iran del gennaio 2026 siano state pesantemente infiltrate dalla Cia e dal Mossad per puntare ad un cambio di regime a Teheran.","title":"La situazione in Iran (15 gennaio 2026)","type":"posts"},{"content":" Ci sono 3 cose, forse non le più importanti, su cui mi piace riflettere in occasione dei 100 anni dalla Rivoluzione d\u0026rsquo;Ottobre:\nLa straordinaria figura di Lenin: nato in una famiglia agiata ma che sceglie, sin da giovanissimo, di stare dalla parte degli oppressi. Ha un fratello maggiore, brillante studente, che, a differenza di lui, aderisce ai gruppi terroristici, viene arrestato e giustiziato a seguito di un fallito attentato. Lenin è perseguitato dalla polizia zarista durante gli anni dell\u0026rsquo;università e questo gli impedisce di seguire le lezioni e dare gli esami con regolarità, ma alla fine riesce a laurearsi con il massimo dei voti dando tutti gli esami in un anno e mezzo anziché nei 4 anni previsti. Conosce Marx benissimo e spesso, nei suoi scritti, nota sfumature tra la traduzione russa delle sue opere e l\u0026rsquo;originale, segno di una perfetta conoscenza del tedesco. I suoi discorsi all\u0026rsquo;Internazionale comunista e in altre sessioni internazionali li fa in francese, altra lingua conosciuta bene. Nelle interviste con i giornalisti britannici usa l\u0026rsquo;inglese, che parla fluentemente. Nei suoi scritti fa anche spesso citazioni in latino, conosce bene anche il greco antico, segno di una grande cultura classica. Polemizza non solo su argomenti politico-economici, ma anche filosofici come nel saggio Materialismo ed Empiriocrticismo, testimoniando l\u0026rsquo;assoluta importanza della cultura e della conoscenza per cambiare il mondo. È straordinaria la sua capacità di analisi sull\u0026rsquo;evolversi della situazione in Russia, pur se vista dall\u0026rsquo;esilio, tanto da permettergli, anche in contrasto con altri leader bolscevichi, di individuare con precisione quando, dove e come agire per portare a segno la prima e più grande rivoluzione proletaria. Lenin rimane un uomo d\u0026rsquo;azione, muore relativamente giovane a 54 anni, ma questo non gli impedisce di scrivere molto: la raccolta di tutti i suoi scritti, pubblicata in Italia negli anni \u0026lsquo;50, \u0026lsquo;60 e \u0026lsquo;70 dagli Editori Riuniti, consta di ben 45 grossi volumi. È ovvio che nessun confronto è possibile con la miseria della politica contemporanea.\nLa rivoluzione in un paese arretrato: Alcuni dei leader della fazione menscevica del partito di Lenin, sostenevano che nella Russia arretrata e feudale il compito di fare la rivoluzione spettasse alla borghesia e, solo dopo che essa avesse sconfitto nobiltà aristocratica e clero, portando la Russia alla pari con le altre nazioni occidentali, sarebbe venuta l\u0026rsquo;ora della rivoluzione proletaria. Questa opinione era una conseguenza di una lettura di Marx analoga alla lettura che i Testimoni di Geova fanno del Vangelo, ossia una lettura formalmente aderente agli scritti, ignorando però del tutto lo scopo e la ragione stessa del marxismo. A questo proposito è assai interessante l\u0026rsquo;articolo di Gramsci dell\u0026rsquo;epoca che, con un gioco di parole, viene titolato “La Rivoluzione contro il Capitale” e che, commentando la Rivoluzione Russa, ne sottolinea il carattere di volontà collettiva di un intero popolo che si è formata tumultuosamente e rapidamente a causa delle terribili sofferenze che la guerra ha accentuato. Volontà che scavalca quel che Marx poteva ragionevolmente prevedere, senza per questo far venire meno il suo pensiero, e che permette una rivoluzione proletaria in un Stato autocratico e profondamente arretrato.\nLa spinta propulsiva della Rivoluzione d\u0026rsquo;Ottobre: la rivoluzione vittoriosa, che resiste all\u0026rsquo;attacco della controrivoluzione zarista dei bianchi, appoggiata dalle potenze occidentali e che riesce, qualche decennio dopo, a schiacciare la barbarie nazista, fornisce una spinta formidabile ai partiti operai dell\u0026rsquo;occidente industrializzato ed ai movimenti di liberazione dei paesi coloniali o sottosviluppati. Senza quella spinta propulsiva sarebbe stato probabilmente impossibile avere una potenza mondiale come la Cina Popolare di oggi così come sarebbe stato assai ardua la creazione dello stato sociale nei Paesi dell\u0026rsquo;Occidente europeo e democratico: la presenza stessa dell\u0026rsquo;Unione Sovietica, con la sua forte capacità di attrattiva e la conseguente paura, presso le classi dominanti, di una possibile rivoluzione anche in Occidente, ha permesso la conquista di sempre maggiori diritti a favore del popolo lavoratore e delle classi subalterne. E non è un caso che quei diritti: il diritto al lavoro, ad un equo salario, alla pensione, alla sanità ed alla istruzione pubblica e per tutti, vengano rimessi in discussione proprio a partire dagli anni in cui avviene la dissoluzione dell\u0026rsquo;Unione Sovietica e che subiscano un attacco sempre maggiore mano a mano che quell\u0026rsquo;esempio, di 100 ani fa, sembra più lontano nel tempo e forse irripetibile.\n","date":"6 novembre 2017","externalUrl":null,"permalink":"/posts/2017/100-anni-dalla-rivoluzione-di-ottobre/","section":"Posts","summary":"Alcune riflessioni a 100 anni dalla Rivoluzione di Ottobre, dalla straordinaria figura di Lenin alla grande spinta propulsiva che la Rivoluzione esercita sui movimenti operai dell’Occidente e sui movimenti di liberazione dei paesi colonizzati.","title":"100 Anni dalla Rivoluzione di Ottobre","type":"posts"},{"content":" Io e la mia figlia maggiore Margherita nel 1994 a l\u0026rsquo;Aquila nel prato antistante la Basilica di Collemaggio Sono nato in una piccola frazione che rimane il posto che amo più di tutti; in questa foto del 1977 una percentuale significativa degli abitanti di allora Io davanti a poster e libri che mi rappresentano Previous Next Sono un Ingegnere Elettronico, mi sono laureato nel lontano 1986 (avevo 24 anni, allora) con 110 e lode. Ho lavorato inizialmente come progettista hardware di elettronica digitale e successivamente mi sono occupato di ICT (Information and Communication Technology). Ho un robusto background tecnico sulla gestione di infrastrutture informatiche complesse, su Unix/Linux, sulle reti, sugli ambienti virtualizzati, sullo storage, sul cloud, sulle tecnologie di Internet, sui linguaggi di scripting e sui database.\nL’elettronica, l’informatica, la tecnolgia sono il mio lavoro, ma sono soprattutto la mia passione ed anche il mio hobby: sin da bambino ero appassionato di tecnologia ed è per questo che ho studiato Ingegneria Elettronica. Ho mantenuto anche da adulto quella ingenuità e passione che mi spingono ancora a giocare con il saldatore, il Raspberry Pi, Arduino ed una marea di altri componenti elettronici e sensori.\nSono un soddisfatto utente Apple: il mio computer personale principale ed il mio computer di lavoro sono entrambi dei MacBook, possiedo anche un iPad, ma la mia passione per Apple si ferma qui, non ho mai pensato di acquistare un iPhone (principalmente per una ragione di costi), sono soddisfatto di Android.\nMaggiori informazioni su di me si trovano anche sull’altro mio sito personale e sui vari siti “sociali”, tutti comunque scarsamente aggiornati:\nIl mio sito personale digiampietro.com con contenuto tecnico Il mio profilo su LinkedIn La mia pagina su Facebook Il mio profilo su Twitter (semi-inutilizzato) Il mio modestissimo contributo all’Open Source su GitHub Sono orgoglioso di essere un Geek come testimoniato anche da:\nHo un indirizzo di email valido che è v@ler.io. L’altro mio sito (quello più “tecnico”) si trova anche all’url va.ler.io. Su twitter il mio username è semplicemente valerio. Il mio dominio principale digiampietro.com l’ho registrato nel 1999, quando molti ancora non sapevano cosa fosse Internet e l’ADSL ancora non c’era. Ho installato Linux sul mio PC nel 1993, quando Linus Torvalds era ancora all’Università di Helsinki. L’ho introdotto su un server in azienda nel 1999. Nel 1994 avevo una BBS, parte del circuito Fidonet, che girava su Linux, aveva il motto “Linux Based, Unix Oriented” e ridistribuiva su Fidonet i newsgroups di Linux. Nel 2005 ho dato vita al sito audiocast.it che è diventato il riferimento del podcast in Italia. Avevo anche iniziato un popolare podcast, “Notizie Digitali”, che è durato fino al 2007. Sono co-autore del libro uscito nel 2007, curato da Vito Di Bari e pubblicato da Il Sole 24 ore Libri: WEB 2.0 Internet è cambiato. E voi? I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare le nuove sfide Oltre alla tecnologia mi sono interessato anche di politica: sono sempre stato sinceramente cattolico, influenzato in politica dalla fede e dalle letture giovanili di Don Lorenzo Milani, dagli scritti di Camilo Torres, dalla Teologia della Liberazione che mi hanno spinto a considerare il Socialismo assai più vicino ai valori cristiani di quanto lo possa essere il pensiero Liberale.\nQuando ero all’Università, in Ancona, sono stato un leader studentesco di sinistra, eletto nel consiglio di amministrazione dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario in una lista che nel 1983 si chiamava UDA, Unione Democratica Antifascista e nel 1985 l’avevamo rinominata in Laici e Progressisti. Il nostro slogan di allora, lo stesso del PCI, era Per una Università qualificata e di massa, a distanza di 30 anni non solo rimane attuale ma dimostra tutta la sua lungimiranza.\nSuccessivamente, quando ho iniziato a lavorare, ho lasciato l’impegno diretto in politica e mi sono concentrato su lavoro e famiglia. Solo nel 2014, mi sono candidato, senza essere eletto, alla carica di consigliere comunale per la lista Sinistra Ecologia Libertà a San Giovanni in Persiceto che è il comune dove vivo. Successivamente allo scioglimento di SEL non ho aderito a nessuna formazione politica, pur rimanendo in qualche modo attivo e partecipando a molte delle iniziative della sinistra.\n","date":"10 giugno 2014","externalUrl":null,"permalink":"/about/","section":"Blowfish","summary":"","title":"Chi Sono","type":"page"},{"content":" Previous Next Ero alla Casa dello Studente, in Ancona, insieme ad altri compagni di studio e di passione politica, quando ci giunse, 30 anni fa, il 7 giugno 1984, improvvisa, inaspettata e dolorosa la tragica notizia che Berlinguer era gravissimo. Aveva 62 anni e la speranza di tutti era che potesse sopravvivere.\nInvece l’11 giugno la notizia attesa, ma non per questo meno dolorosa, della sua morte.\nIl 13 giugno i funerali, con una folla enorme, immensa, per salutare quello che sarebbe stato l’ultimo segretario del più grande Partito Comunista dell’Occidente ad avere un funerale con la sua gente ed organizzato dal suo Partito.\nSeguimmo, nella sala comune della Casa dello Studente di Via Saffi, il funerale trasmesso dalla RAI, su un vecchio televisore in bianco e nero. Tutti i rappresentanti della Casa dello Studente appartenevano alla nostra lista universitaria (si chiamava U.D.A. – Unione Democratica Antifascista) ma non avevamo mai voluto chiedere una TV a colori all’Ente per il Diritto allo Studio, che gestiva le Case dello Studente perché, in linea con un atteggiamento sobrio, austero e forse un po’ grigio, chiedere cose “frivole” ci sembrava sminuire le nostre rivendicazioni più serie sul diritto allo studio, sulla consegna puntuale degli alloggi prima dell’inizio dell’anno accademico e così via.\nRicordo la forte impressione che ci fece Pertini, con quel suo sostare in raccoglimento davanti alla bara, con quella volontà di testimoniare ed accompagnare il suo compagno di lotte, anche se di un altro partito, nell’ultimo viaggio.\nRicordo la massa enorme, addolorata, ai suoi funerali, con l’Unità col titolo “Addio”, con i pugni chiusi, con le bandiere, tante bandiere rosse, con i simboli del lavoro, i simboli del P.C.I.\nQualche giorno dopo ci furono le elezioni Europee, e, per la prima ed unica volta, il P.C.I. fu il primo partito, prendendo più voti della D.C. Sapevamo che era l’effetto dell’enorme ondata di commozione e riconoscimento della grandezza e dell’onestà di Berlinguer, ma ne fummo comunque felici. Alla casa dello Studente di via Saffi, un paio di studenti si arrampicarono fino sopra al tetto per attaccare una bandiera rossa all’antenna della TV.\nNon potevamo immaginare, allora, che quel sentire comune, quell’agire comune, quel discutere con disciplina e sempre pronti, comunque, ad accettare e aderire alla “linea del partito” potesse, da lì a poco, dissolversi e non perché non c’era più Berlinguer ma perché, come forse lui aveva intuito già nel ’79 durante l’intervento Sovietico in Afghanistan, la “spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre si era esaurita” e, poco alla volta, si è esaurita anche la convinzione e la voglia che agire insieme, e non uno per uno, potesse migliorare la vita di tutti.\nNel ’74 Pasolini descriveva il P.C.I.:\nIl Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratro: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola.\nNell’84 forse non era già più esattamente così, ma è stato bello, e non solo perché avevamo vent’anni, essere parte di quel sentire comune.\n","date":"10 giugno 2014","externalUrl":null,"permalink":"/posts/2014/i-funerali-di-berlinguer/","section":"Posts","summary":"Il ricordo del grande impatto che la morte e poi i funerali di Berlinguer ebbero su di noi, giovani studenti universitari comunisti di estrazione popolare e proletaria","title":"I funerali di Berlinguer","type":"posts"},{"content":" Sandro Pertini a Teramo il 12 aprile 1975 \u0026nbsp; \u0026nbsp; \u0026nbsp; \u0026nbsp; Previous Next Il mio primo “25 aprile” è stato quando ho partecipato per la prima volta ad una manifestazione politica, ed era una manifestazione antifascista con un oratore d’eccezione: Sandro Pertini, all’epoca, nel 1975, era Presidente della Camera; da lì a 3 anni sarebbe diventato il più amato Presidente della Repubblica. Per la verità non era neanche il 25 aprile, ma il 12 aprile e si celebrava il 30° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. In una delle foto che scorrono sopra sono riconoscibile.\nAvevo poco più di 13 anni, frequentavo la terza media, e ricordo benissimo quel giorno: il preside della scuola, molto serio e severo, tanto che noi pensavamo fosse di destra (solo in seguito ho capito che serietà, disciplina e rigore erano virtù della sinistra migliore), aveva selezionato una delegazione di studenti da inviare alla manifestazione e ci aveva detto che saremmo andati ad ascoltare il comizio di Sandro Pertini che lui definì un “Uomo con la ‘U’ maiuscola” per la sua lotta rigorosa e generosa al fascismo, senza mai piegarsi, neanche in carcere.\nPartimmo in pullman, da Montorio al Vomano per percorrere 14 km ed arrivare a Teramo in Piazza Martiri della Libertà; sul pullman noi studenti eravamo solo una parte, il resto erano cittadini antifascisti di Montorio. Ricordo che in pullman si cantava soprattutto “Bella Ciao!”.\nIl discorso di Pertini fu incentrato sui valori dell’antifascismo, ma anche sull’attualità politica ed economica di allora. Anche allora c’era la crisi e ricordo benissimo che Pertini disse “Per uscire dalla crisi tutti devono pagare, ma chi ha poco paghi poco, chi ha molto paghi molto!”. Sembrava una affermazione ovvia, ma devo dire che in tempi recenti non sembra più essere tanto ovvia.\nIn un discorso di un paio di anni prima, alla Camera, in un altro 25 aprile Pertini parlava di “vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale che, a mio avviso, costituiscono un binomio inscindibile”.\n","date":"5 maggio 2014","externalUrl":null,"permalink":"/posts/2014/il-mio-primo-25-aprile/","section":"Posts","summary":"La mia prima partecipazione ad una manifestazione politica fu ad aprile del 1975 a Teramo, dove ci fu il comizio di Sandro Pertini per celebrare il trentesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo.","title":"Il mio primo 25 aprile","type":"posts"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/","section":"Blowfish","summary":"","title":"Blowfish","type":"page"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/geo-politica/","section":"Tags","summary":"","title":"Geo-Politica","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/guerra/","section":"Tags","summary":"","title":"Guerra","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/imperialismo/","section":"Tags","summary":"","title":"Imperialismo","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/iran/","section":"Tags","summary":"","title":"Iran","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/politica/","section":"Tags","summary":"","title":"Politica","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/posts/","section":"Posts","summary":"","title":"Posts","type":"posts"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/stati-uniti/","section":"Tags","summary":"","title":"Stati Uniti","type":"tags"},{"content":"","date":"2 maggio 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/","section":"Tags","summary":"","title":"Tags","type":"tags"},{"content":"","date":"6 novembre 2017","externalUrl":null,"permalink":"/tags/lenin/","section":"Tags","summary":"","title":"Lenin","type":"tags"},{"content":"","date":"6 novembre 2017","externalUrl":null,"permalink":"/tags/posts/","section":"Tags","summary":"","title":"Posts","type":"tags"},{"content":"","date":"6 novembre 2017","externalUrl":null,"permalink":"/tags/rivoluzione/","section":"Tags","summary":"","title":"Rivoluzione","type":"tags"},{"content":"","date":"6 novembre 2017","externalUrl":null,"permalink":"/tags/urss/","section":"Tags","summary":"","title":"Urss","type":"tags"},{"content":"","date":"10 giugno 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/about/","section":"Tags","summary":"","title":"About","type":"tags"},{"content":"","date":"10 giugno 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/berlinguer/","section":"Tags","summary":"","title":"Berlinguer","type":"tags"},{"content":"","date":"10 giugno 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/pci/","section":"Tags","summary":"","title":"Pci","type":"tags"},{"content":"","date":"5 maggio 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/25aprile/","section":"Tags","summary":"","title":"25aprile","type":"tags"},{"content":"","date":"5 maggio 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/antifascismo/","section":"Tags","summary":"","title":"Antifascismo","type":"tags"},{"content":"","date":"5 maggio 2014","externalUrl":null,"permalink":"/tags/pertini/","section":"Tags","summary":"","title":"Pertini","type":"tags"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/authors/","section":"Authors","summary":"","title":"Authors","type":"authors"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/categories/","section":"Categories","summary":"","title":"Categories","type":"categories"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/series/","section":"Series","summary":"","title":"Series","type":"series"}]